gli archivi moda- essere o avere? identità o asset finanziario?
Cosa sono gli archivi di moda? chi li costruisce? chi li usa?
Premessa semantica: il termine “archivio” si sta inflazionando quasi quanto l’ormai esecrato aggettivo “iconico”. Oggi nessuno parla di vendite promozionali, speciali o di svendite: per tutti- operatori del settore e clienti finali- “la vendita d’archivio” è sinonimo di pezzo unico, esclusività, capo da sfilata, campionario, tutto sintetizzato e riassunto in questa parola -archivio- desueta fino a un paio di stagioni fa.
Ovviamente l’uso del termine per le vendite è quantomeno improprio: è vero l’archivio nelle aziende che si occupano di moda contiene i pezzo unici o esclusivi oppure i campioni delle collezioni, ma -se di archivio si tratta- non verrà alienato tanto facilmente, perché il suo scopo principale non è la vendita.
Perché gli archivi non si vendono?
L’insieme degli elementi che vengono conservati negli archivi rappresentano valori intangibili dell’azienda: un brand non esiste senza le sue collezioni; lo scopo dell’archivio è catalogare e conservare oggetti che vengono considerati degli asset non facilmente misurabili ma che rappresentano l’identità di un’azienda, il suo Heritage, la sua tradizione, il suo know-how.
Per questo motivo oggi sempre più realtà manifatturiere del Made in Italy scelgono di creare un archivio fisico, analogico e tangibile – ma anche digitale- dei sample delle proprie collezioni.
Qualcosa da collezionare e tramandare , da conservare e da cui attingere per la realizzazione delle stagioni future. O per creare un museo d’impresa, oppure da destinare a scopo di ricerca per studenti e designer esterni all’azienda. Esistono in Italia anche diversi archivi creati in anni e anni di lavoro e ricerca da collezionisti e da buyer: fra i più famosi A.N.G.E.L.O. di Lugo e gli archivi Mazzini di Massa Lombarda.
Archivi verticali
Definiamo archivi verticali quelli che appartengono ad un solo brand o a brand correlati fra loro (es. Benetton, Sisley) che possono diventare dei musei d’impresa: gli oggetti collezionati nell’archivio sono sovente interni all’azienda e servono da memoria storica, gli asset sono principalmente intangibili e hanno un valore di magazzino pari al carico del costo dell’oggetto stesso che può essere devalorizzato per motivi economici ma che, una volta che la collezione diventa importante e storica può costituire un valore aggiunto nella valorizzazione dell’avviamento dell’azienda.
Archivi orizzontali
Definiamo archivi orizzontali quelli che collezionano categorie di abbigliamento anche diverse fra loro, oggetti e abiti di sartoria, di grandi brand e di marchi minori che hanno uno scopo iniziale di collezione privata e -ingrandendosi- sono diventati dei punti di riferimento per la ricerca dei designer e dei cool hunter della moda: il carico di magazzino normalmente è il valore di carico ma nel corso degli anni alcuni pezzi storici facilmente acquistano valore non solo dal punto di vista storico ma anche dal punto di vista del valore di mercato di quegli oggetti che possono costituire un asset che si rivaluta nel tempo.
Perché gli archivi vanno valorizzati
Le leggi dell’economia ci insegnano che il magazzino che non ruota è un costo: l’archivio non ruota per definizione, ma sono sempre di più le realtà che mettono “a reddito” l’affitto dei pezzi, o delle foto dei capi per ricavarne mood board, ispirazioni per le nuove collezioni: si narra che da Angelo a Lugo una scarpa fu copiata pedissequamente qualche anno fa e due brand uscirono in campionario con lo stesso identico pezzo. (Lezione imparata: da allora gli archivi si organizzano per affittare un pezzo per svariate stagioni, esso viene alienato dalla disponibilità della ricerca, spesso anche dalla vista a terzi nello stesso archivio).
Se un’azienda che ha come “core business” solo l’archivio, la sua gestione, l’esposizione, l’affitto dei capi deve poter scrivere delle poste di valore concreto nello stato patrimoniale. E’ un esigenza finanziaria che può decretare la sopravvivenza stessa di un archivio, non importa quale sia la sua forma societaria. Scrivere quegli asset nel bilancio può permettere di accedere a finanziamenti per implementare la gestione ma anche la vita dell’archivio stesso.
Come valorizzare gli archivi
Odio puntualizzare l’ovvio, ma il primo passo per valorizzare qualunque magazzino è sapere cosa c’è nel magazzino: sarà quindi necessario organizzare due cose
- l’inventario fisico
- la digitalizzazione dell’inventario
anche se sembra inverosimile la maggior parte degli archivi famosi non dispone di alcun inventario fisico: a qualche nostalgico analogico (come me) per paradosso potrebbe sembrare una forza, tuttavia è soprattutto pericoloso. Estremamente pericoloso. Se per qualunque motivo il capitale umano (titolari, responsabili, collaboratori) che si occupa di gestire l’archivio, viene sostituito o abbandona l’azienda è un sapere, un know-how che viene disperso, e potrebbe rendere complicato o impossibile recuperare tali informazioni. Questo senza considerare che l’inventario fisico sia opportuno perché gli articoli si trovino – in una certa collocazione, o non finiscano nelle borse di qualche fruitore disonesto.
Una volta pronto l’inventario fisico andrebbe digitalizzato: ovviamente chi in questo frangente non dispone né di inventario né di DMS per gestire il magazzino potrebbe direttamente rivolgersi ad aziende del settore che offrono dei pacchetti verticali per il comparto moda, in grado di gestire tutta la filiera. A questo punto si organizzerà per inventariare organizzare e digitalizzare l’archivio contemporaneamente.
La mia esperienza nei DCS/DMS automotive -su cui ho sprecato l’inizio degli anni 2000 a combattere per interfacciare ed integrare fra loro i data base e i DCS delle diverse case automobilistiche- mi ha insegnato come scegliere il provider del DMS. Negli anni 90 le case automobilistiche esercitavano il loro potere gestendo i dati di tutto: dalla produzione ai dati dei clienti finali spediti dai dealer direttamente nei DCS delle case. Grazie alla legge sulla privacy e alla legge Monti sulla concorrenza europea si aprì uno spiraglio per i dealer per scegliere e implementare dei gestionali adatti e verticali sul mondo automotive, dalla vendita al post vendita, dai ricambi al customer care.
Quale DMS scegliere per gestire l’archivio
Da un mondo che conosco bene, ad un altro mondo che conosco altrettanto bene capisco l’esigenza e soprattutto lo scopo di digitalizzare i propri asset.
Uno dei vantaggi sarà di utilizzare i dati cui applicare statistiche e analisi.
Il DMS sarà fondamentale per aggiornare
- i valori,
- lo stato d’uso dei capi,
- la localizzazione fisica,
- le istruzioni e i protocolli di conservazione.
Con il DMS sarà molto più semplice e immediata la possibilità di aggregare due o più archivi (da cui l’esigenza di un interfaccia che sia in grado di farlo, e la scelta di un programma gestionale diffuso e performante)
Secondo il mio parere la più completa fra le aziende che offre questo tipo di programmi è
il loro potenziale è altissimo perché nascono per le aziende che fanno produzione fino alla commercializzazione e vendita B2B e B2C.
Forniscono strumenti informatici che interfacciano:
- elenchi,
- descrizioni,
- programmi di rilevazione fotografica
- cabine fotografiche
- AI che permettono di collegare item a campagne pubblicitarie e marketing
- AI che premettono la ricerca secondo tutti i record presenti e inseriti